Un uomo che ricopre una carica deve essere grande in quest’ultima,

Come un pozzo, essere ricco dell’acqua che vi si attinge”

Anek-scescionqi, Christian Jacq, “La misteriosa sapienza dell’Antico Egitto”

 

Nelle imprese si diffondono sempre più strategie di talent management e welfare aziendale (retribuzioni, premi, prestazioni sanitarie, asilo per i figli, buoni per la spesa) volte a valorizzare i migliori impiegati ed accentuarne la soddisfazione e la produttività. Tuttavia l’”elemento primario” è il seguente: quello che gli impiegati considerano di più è il riconoscimento del proprio lavoro.

 La recente ricerca  elaborata da Officevibe  - società, con sede a Montreal (Canada), che supporta migliaia di dirigenti d’impresa in tutto il mondo - Global State of Employee Engagement (https://www.officevibe.com/state-employee-engagement ), su un rilevamento statistico di 1.000 imprese in 157 nazioni, pone in evidenza come il 64% degli impiegati lamenti una mancanza di riconoscimento, da parte dei propri dirigenti, per l’attività svolta, mentre l’8% dichiara di non aver mai ricevuto elogi sul posto di lavoro.

Questo è il quadro. Come correggere il tiro?

Gli esperti di Hays - società quotata al London Stock Exchange, è uno dei leader mondiali nel Recruitment specializzato - hanno redatto una guida utile a cui i dirigenti d’azienda possono fare riferimento al fine di rimuovere le (giuste) lamentele degli impiegati. E, come dire, abituarsi a dire grazie.

Ringraziare i dipendenti per il lavoro compiuto, sia in modo informale, da persona a persona, che in modo formale, con un encomio che venga dai vertici dell’azienda e si attui, ad esempio, per mezzo di una iniziativa pubblica.

Ringraziare tutti gli impiegati coinvolti in un determinato progetto. Fare attenzione a non trascurare mansioni minori ma essenziali nella vita di un gruppo di lavoro. Evitare inutili rivalità interne e così via.

Inoltre tale riconoscimento può avvenire tramite i social media e raggiungere in breve tempo un numero considerevole di persone (persone interne ed esterne alla azienda).

Altro “passaggio obbligato”, sempre da parte dei dirigenti d’azienda, è attinente ai premi aziendali. I premi aziendali determinano tra gli impiegati una sana competizione (non rivalità). Il riconoscimento materiale non dovrebbe contrapporsi, nella dinamica all’interno di un’impresa, alla gratitudine per un lavoro ben fatto, per un comportamento corretto, etico.

Tutto ciò, ci permettiamo di notare, vale o dovrebbe valere per tutte le persone – dirigenti, impiegati – che agiscono in uno spazio comune.

In ultimo la gratitudine ritorna in termini d’efficienza. Dire grazie ad un impiegato significa accentuarne il senso di apprezzamento del 116%. I dirigenti migliori sono in grado di coinvolgere i propri dipendenti e, soprattutto, costruiscono dei momenti in cui esprimere loro gratitudine.

 

“È preoccupante come, in così tante aziende, lodi e riconoscimenti vengano centellinati, soprattutto se si considera l’impatto negativo che questo tipo di atteggiamento può avere, non solo sul luogo di lavoro, ma a un livello culturale più ampio” Carlos Manuel Soave, Managing Director Hays Italia di Hays Italia.

 

 

Fonti:

https://www.pmi.it/professioni/lavoro-e-carriera/318611/il-valore-di-un-grazie-in-ufficio.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter%3A%20PMI.it&utm_content=il-valore-di-un-grazie-in-ufficio

https://www.hays.it/informazioni-su-hays/index.htm

Christian Jacq, “La misteriosa sapienza dell’Antico Egitto”, Oscar Mondadori, 2001, p.89

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